Od. III 30 Eterna poesia

Exegi monumentum aere perennius

regalique situ pyramidum altius,

quod non imber edax, non aquilo impotens

possit diruere aut innumerabilis

5 annorum series et fuga temporum.

non omnis moriar multaque pars mei

vitabit Libitinam; usque ego postera

crescam laude recens, dum Capitolium

scandet cum tacita virgine pontifex.

10 dicar, qua violens obstrepit Aufidus

et qua pauper aquae Daunus agrestium

regnavit populorum, ex humili potens,

princeps Aeolium carmen ad Italos

deduxisse modos. sume superbiam

15 quaesitam meritis et mihi Delphica

lauro cinge volens, Melpomene, comam.

 

Ho eretto un monumento più durevole del bronzo

e più alto della regale mole delle piramidi,

che la pioggia devastatrice, che l’efficace tramontana

non possa distruggere o l’innumerevole

serie degli anni e la fuga dei tempi.

Non morirò tutto e molta parte di me

eviterà Libitina; finché io crescerò in seguito

giovane di lode, mentre il pontefice

con una silenziosa vergine salirà il Campidoglio.

Sarò detto dove il violento Aufido rumoreggia

e dove Dauno povero di acqua

regnò sui popoli agresti, potente da umile,

per primo abbia fatto scendere il carme eolio

fino ai modi italici. Accetta la superbia

cercata per i meriti e volentieri cingi a me

la chioma con il delfico alloro, o Melpomene.

 

Note.1. Exegi: indicativo perfetto 1° persona singolare (da exigo, exigis, exegi, exactum, exigere). perennius: comparativo di maggioranza dell’aggettivo perennis, perenne. Regge l’ablativo di paragone aere per indicare la durata del monumento. 2. regali situ: secondo termine di paragone. pyramidum: il poeta si riferisce alle piramidi egizie, uno dei monumenti più celebri della storia antica, costruite come tombe dei faraoni. altius: comparativo di maggioranza dell’aggettivo altus, alta, altum. 3. quod: pronome relativo neutro che sostituisce monumentum. Introduce una relativa al congiuntivo (possit, v. 4), con valore finale. 4. possit: congiuntivo presente (da possum, potes, potui, posse). diruere: infinito presente (da diruo, diruis, dirui, dirutum, diruere). 6. moriar: indicativo futuro semplice 1° persona singolare (dal verbo deponente morior, moreris, mortuus sum, mori). mei: genitivo del pronome personale di prima persona (ego). 7. vitabit: indicativo futuro semplice 3a persona singolare (da vito, vitas, vitavi, vitatum, vitare). Libitinam: Libitina è una divinità romana, il cui compito consisteva nell’occuparsi dei doveri e dei riti riguardanti i defunti e, per questo motivo, presiedeva ai funerali. La dea aveva un proprio santuario in prossimità di un bosco sacro, probabilmente situato nell’area del colle Aventino, dove si riunivano gli impresari di pompe funebri. Libitina non è protagonista di una particolare leggenda, ma presenta alcuni aspetti simili al mito di Proserpina. 8. crescam: indicativo futuro semplice (da cresco, crescis, crevi, cretum, crescere). Capitolium: il Campidoglio, anche noto come Monte Capitolino, è uno dei sette colli su cui venne fondata Roma. Il suo nome deriva presumibilmente dal tempio di Giove Capitolino dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva). Al Campidoglio venivano invitati i condottieri vittoriosi quando avevano l’onore del trionfo. Oggi, questo luogo ha assunto il significato generico di sede di un governo, di un presidente, ovvero di centro del potere. Orazio, qui, allude alle processioni che, celebrate da pontefici e vestali, salivano lungo la Via Sacra al Campidoglio, dove si trovava appunto il tempio di Giove Capitolino. 9. scandet: indicativo futuro semplice 3a persona singolare (da scando, scandis, scandi, scansum, scandere). cum tacita virgine: complemento di compagnia. Si tratta di una delle Vestali, cioé quelle fanciulle, scelte tra le bambine di nobile famiglia, le quali erano costrette a sorvegliare il focolare nel tempio della dea Vesta, cosicché esso non si spegnesse mai. La Vestale, i cui doveri riproducevano quelli di una matrona, faceva un voto di castità trentennale. Se lo trasgrediva, era sepolta viva e moriva di inedia. pontifex: Orazio fa riferimento al cosiddetto pontefice massimo. Questa carica religiosa, istituita secondo la tradizione da Numa Pompilio, aveva carattere rappresentativo. Era il capo del collegio dei pontefici, che presiedevano al culto religioso in Roma; tra l’altro, sceglieva le Vestali, oltre ai Flamini e al rex sacrorum. Annualmente, redigeva gli annales pontificum. Cesare stesso fu pontefice massimo, come tutti gli imperatori, da Ottaviano in poi, finché nel 375 Graziano, in omaggio al cristianesimo, rifiutò la carica. 10. dicar: indicativo futuro semplice passivo (da dico, dicis, dixi, dictum, dicere). qua: avverbio di luogo, con funzione relativa, equivalente all’italiano “laddove” (eo loco ubi). La forma appare ripetuta anche al verso successivo. Aufidus: il fiume che i Romani chiamavano Aufidus (Ofanto), è un corso d’acqua il quale parte dalla Campania, in Irpinia, fende la Basilicata e scorre per circa 170 chilometri nella sua valle sfociando in Puglia, nel Mar Adriatico. Per la sua estensione, l’Ofanto è uno dei maggiori torrenti dell’Italia meridionale. 11. aquae: genitivo di privazione, retto dall’aggettivo pauper. Daunus: la Daunia, territorio in provincia di Foggia, trae le sue origini dalla mitologia classica. L’eroe che dà il nome a questa zona, Dauno, figlio del re dell’Arcadia Licaone, sarebbe giunto in Puglia dando origine all’omonima stirpe dei Dauni. 12. regnavit: indicativo perfetto 3a persona singolare (da regno, regnas, regnavi, regnatum, regnare). populorum: genitivo di contatto, costruito alla greca in dipendenza di un verbo che significa “comandare, essere superiore”. ex humili: complemento di origine (ex + ablativo). Humilis è aggettivo sostantivato il cui significato è legato al sostantivo humus (“la terra”). 13. princeps: predicativo del soggetto. Aeolium carmen: Orazio con quest’espressione fa riferimento alla poesia greca in dialetto eolico, la quale ebbe come protagonisti due poeti dell’isola di Lesbo, Alceo e Saffo, tra i più amati del Venosiano. Alceo nacque nel 630 a.C. a Lesbo da una famiglia aristocratica. La sua vita fu segnata dall’interesse politico e dalla lotta contro il potere assolutistico dei tiranni Melancro, Mirsilo e Pittaco. Questi scontri lo portarono molte volte all’esilio che egli viveva con dolore, poiché lo allontanava dalle attività pubbliche, prestigio della propria famiglia. La sua opera fu sistemata dai filologi alessandrini in dieci libri; oggi restano solo quattrocento frammenti molto lacunosi. La politica costituisce il fulcro della sua poesia: in un carme il poeta scaglia violente invettive contro Pittaco, accusandolo di aver tradito la solidarietà dei suoi alleati, sostenendo che la lealtà è il principio fondamentale dell’etica aristocratica. Altri temi trattati nelle liriche di Alceo sono quelli mitico-religiosi (un esempio sono le tre strofe a noi pervenute dell’inno ai Dioscuri, nel quale viene descritta la fulminea apparizione dei due gemelli divini durante una notte tempestosa sul mare, identificati coi fuochi di Sant’Elmo che indicano salvezza ai naviganti) e l’epica, presente in vari carmi come quello che ricorda le nozze fra Peleo e Teti. Il mito, in qualche caso, appare legato all’attualità, in particolare alla lotta contro il potere tirannico. Il poeta rimane fedele alla realtà e ciò si riflette anche sul suo stile: infatti, esso è caratterizzato dall’alternanza di toni espressivi, a volte più raffinati e simili alla prosa, altre più forti e potenti. Alceo fu considerato l’iniziatore di un tipo di poesia che troverà poi un degno successore nel poeta latino Orazio. Sulla vita di Saffo si hanno notizie incerte e frammentarie. Alcuni sostengono sia nata a Mitilene, ma più probabilmente nacque ad Ereso, sull’isola di Lesbo, nel 7 a.C. Era di famiglia aristocratica, aveva tre fratelli e fu sposata con un uomo ricco che le diede una figlia. Il grande poeta Alceo, suo contemporaneo, in un frammento pervenutoci si rivolge a Saffo con estremo rispetto e ammirazione. Dai frammenti che si conservano dei suoi poemi, si sa che Saffo rendeva culto alla dea Afrodite insegnando poesia, musica ed altre arti ad un gruppo di nobili fanciulle verso le quali, secondo il poeta Anacreonte, provava attrazione sessuale. Di quella supposta relazione con le ragazze del suo collegio derivano i nomi saffismo e lesbismo, riferiti all’omosessualità femminile. La sua opera più famosa è l’Ode ad Afrodite. La sua poesia si caratterizza per la perfezione, l’intimismo e il sentimento. L’influenza di Saffo si estese a numerosi scrittori classici, soprattutto Teocrito, Ovidio e Catullo. Tra le sue opere troviamo nove libri di odi, inni, elegie e canzoni nuziali. Morì gettandosi da una scogliera, non si sa se per l’infelice amore per un uomo o per una donna. Dopo la sua morte vennero coniate monete con la sua immagine e gli Ateniesi le innalzarono una statua. Nel 1703 la Chiesa cattolica ordinò che fossero bruciate tutte le copie dei poemi di Saffo; solo un terzo di esse fu recuperato. 14. deduxisse: infinito perfetto (da deduco, deducis, deduxi, deductum, deducere). È retto dal precedente dicar (v. 10), un verbum dicendi costruito personalmente (letteralmente “sarò detto aver condotto”). 14. sume: imperativo presente 2a persona singolare (da sumo, sumis, sumpsi, sumptum, sumere). 15. quaesitam: participio perfetto (da quaero, quaeris, quaesivi, quaesitum, quaerere). meritis: ablativo di mezzo retto dal precedente quaesitam. Delphica: l’alloro (v. 16) è definito delfico in relazione ad Apollo, che a Delfi aveva un famoso oracolo a lui sacro. Dafne, figlia di Gea e del fiume Peneo, era una giovane ninfa che viveva serena trascorrendo le sue giornate a contemplare la tranquillità dei boschi e dedicandosi al piacere della caccia. La sua vita fu stravolta dal capriccio di due divinità: Apollo ed Eros. La leggenda racconta che Apollo, fiero di avere ucciso il mostruoso serpente Pitone, incontrò Eros mentre era intento a forgiare un nuovo arco e si prese gioco del fatto che non avesse mai compiuto azioni degne di gloria. Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta: prese due frecce, una ben acuminata e dorata, destinata a far nascere la passione e la scagliò con violenza nel cuore di Apollo, mentre ne lanciò un’altra, spuntata e di piombo, destinata a respingere l’amore, nel cuore di Dafne. Da quel giorno Apollo iniziò a vagare disperatamente per i boschi alla ricerca della ninfa, fino a quando non riuscì a trovarla. Alla sua vista, Dafne scappò impaurita, nonostante le suppliche del dio che gridava il suo amore e vantava le sue origini divine per cercare di impressionare la giovane fanciulla. Quando si accorse che la sua corsa era inutile, Dafne invocò la madre Gea, pregandola di mutare il suo aspetto, poiché le stava procurando dolore e paura. La madre ascoltò la sua preghiera e così iniziò a rallentare la corsa della figlia fino a fermarla e, contemporaneamente, a trasformare il suo corpo: i suoi capelli si mutarono in fronde leggere, le sue braccia si levarono alte verso il cielo diventando flessibili rami, il suo corpo aggraziato si ricoprì di corteccia, i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici ed il suo volto, rigato di lacrime, svanì nella cima di un albero. La trasformazione avvenne sotto gli occhi di Apollo che, disperato, abbracciava il tronco nella speranza di riuscire a ritrovare la dolce Dafne. Alla fine il dio proclamò a gran voce che la pianta dell’alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori. Ancora oggi, in ricordo di Dafne, si è soliti proclamare i migliori fra gli uomini con il capo cinto da una corona d’alloro. 16. lauro: ablativo di mezzo. cinge: imperativo (da cingo, cingis, cinxi, cinctum, cingere). volens: participio presente (da volo, vis, volui, velle) con significato equivalente a benevolens. Melpomene: vocativo. Nella mitologia greca, Melpomene, figlia di Zeus e Mnemosine, era la musa della tragedia e della lirica. Nelle sue rappresentazioni porta spesso una maschera tragica, possiede un coltello o un bastone, ha il capo ornato da una corona in cipresso e indossa i coturni, tipici sandali tragici.

 

 

Commento. Nell’introduzione dell’ode il poeta manifesta la consapevolezza di aver composto opere grandiose che non potranno essere distrutte né dalle intemperie né dal trascorrere degli anni: infatti, esse, considerate per iperbole, sono più eterne del bronzo resistente e più imponenti di opere monumentali come le piramidi. Gli aggettivi perennius (v. 1) e altius (v. 2), entrambi comparativi di maggioranza riferiti a monumentum (v. 1), sottolineano la potenza e l’immortalità della poesia di Orazio, terminano con gli stessi suoni e sono entrambi posizionati alla fine di due versi consecutivi. Il carme inizia con il perfetto exegi, forma verbale che evidenzia che la raccolta è stata appena ultimata. Il primo periodo è suddiviso in due parti: la prima relativa alle devastazioni causate dal clima, la seconda inerente al tempo che scorre. Quest’ultimo concetto è evidenziato dal chiasmo annorum series et fuga temporum, che riconduce all’idea del rapido susseguirsi dei momenti nella vita dell’uomo. Le due sezioni sono collegate dalla congiunzione aut (v. 4), posta al centro del verso. Alla fine del v. 4 innumerabilis riconduce ancora al concetto di infinito e all’inevitabile trascorrere del tempo, di cui solo la poesia non è vittima. Lo stesso significato è sottolineato dai numerosi enjambement presenti nel primo periodo (aere perennius/ regalique situ, vv. 1-2; aquilo impotens/ possit diruere, vv. 3-4; innumerabilis/ annorum series, vv. 4-5).

Il secondo periodo racchiude il tema dominante dell’opera: la concezione che il poeta ha dell’eternità delle proprie opere che non verranno distrutte da nessuna forza ostile. La fama di Orazio aumenterà grazie al ricordo delle generazioni future; questa idea è sottolineata dall’allitterazione del suono /m/, là dove l’autore esprime la sua volontà di vivere, perlomeno nel ricordo dei futuri lettori, e il desiderio di evitare l’oltretomba (Non omnis moriar multaque pars mei/ vitabit Libitinam, vv. 6-7). Nei versi successivi il poeta si lascia andare a riferimenti autobiografici circa le sue umili origini, innalzando, d’altra parte, il tono con la menzione del mitico re dell’Apulia Dauno e citando per nome questo territorio, in particolare il violento fiume Ofanto, povero di acque (pauper aquae, v. 11, concordato grammaticalmente con Daunus, ma da riferirsi per enallage al fiume, v. 10), sulle cui rive abitarono popoli agresti, dei quali si sente un erede.

Il componimento si conclude con l’invocazione a Melpomene, musa della tragedia e della lirica, affinché lo voglia consacrare con la corona d’alloro per i meriti della sua poesia, ovvero per essere stato un innovatore, una guida per i suoi contemporanei per quanto riguarda il modo di fare poesia, in quanto ha trattato temi originali e quotidiani, prestando molta attenzione all’aspetto formale e utilizzando metri greci, di cui si servivano i poeti lirici antichi per parlare di argomenti più aulici.

MARTINA INTELISANO

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Analisi delle poesie di Orazio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...