Od. I 30 A Venere

O Venus regina Cnidi Paphique,

sperne dilectam Cypron et vocantis

ture te multo Glycerae decoram

transfer in aedem.

Fervidus tecum puer et solutis

Gratiae zonis properentque Nymphae

et parum comis sine te Iuventas

Mercuriusque.

 

 

 

 

 

O Venere che regni a Cnido e Pafo,

trascura l’amata Cipro e vieni nella bella casa di Glicera

che ti invoca con molte onde di incenso.

Febbre d’amore voli con te

e le Grazie dai veli sciolti e e le Ninfe;

e quella cui dai eleganza la giovinezza

e Mercurio.

 

 

 

 

 

Note. 1. Venus: vocativo. L’autore si riferisce a Venere, dea dell’amore, perchè lasci Cipro, l’isola sulla quale era particolarmente diffuso il suo culto, tanto che lei stessa era definita “Cipria”. Cnidi: città della Caria il cui tempio custodiva la statua di Venere opera di Prassitele. Paphique: Pafo era la sede di un importante culto di Afrodite. 2. sperne: imperativo presente da sperno, spernis, sprevi, spretum, spernere. Cypron: accusativo di forma greca. Secondo una leggenda, Afrodite sarebbe nata dalla schiuma del mare presso Cipro. vocantis: participio presente da voco, vocas, vocavi, vocatum, vocare. 3. ture: ablativo di mezzo. 4. transfer: imperativo presente da transfero, transfers, transtuli, translatum, transferre. in aedem: in + accusativo, complemento di moto a luogo. Aedes ( da cui in italiano ” edificio”) significa in genere “tempio”. 5. tecum: complemento di compagnia. L’elemento sopravvive nell’italiano poetico, dove si usa meco, teco, seco per “con me”, “con te”, “con sé”. 5-6. solutis/ …zonis: ablativo assoluto. Solutis è participio di solvo da solvo, solvis, solvi, solutum, solvere. 6. properent: congiuntivo esortativo da propero, properas, properavi, properatum, properare.

 

 

 

 

Commento. In questo breve componimento, Orazio si serve dello schema della preghiera (ciò che è visibile sia dall’attacco con l’allocuzione a Venere, descritta da una sua epiclesi, v.1, sia dagli imperativi ai vv. 2-4 e dal congiuntivo esortativo del v. 6) per trasmettere ancora una volta l’idea che è bello aspirare ad una vita semplice e serena, vissuta sempre con senso della misura e equilibrio e senza desiderare mai niente di troppo, soprattutto di ciò che è futile e non necessario.

Nell’anastrofe, Venere è invitata, così in nome della preferenza per ciò che è bello e semplice, a lasciare Cipro, l’isola dove essa è particolarmente onorata, per trasferirsi nella casa della donna amata dal poeta, Glycera, il cui nome evoca la dolcezza femminile. Del resto, quest’ultima sta rievocando la presenza della dea e già questa insistenza rituale dovrebbe convincere Venere. In questa residenza, infatti, quest’ultima potrà condurre una nuova esistenza più semplice e serena: l’edificio diventerà così un “tempio” (si veda l’ambiguità del termine aedem al v. 4) di Venere, cioè un tempio dell’amore che lega il poeta e a sua fidanzata.

Meno internamente, anche se elegante stilisticamente, la seconda strofa in cui il poeta rivolge lo stesso invito alle divinità legate a Venere: Eros, definito puer (v. 4) , le Grazie e le Ninfe, la Gioventù personificata (v. 7) ed infine Mercurio. L’enumerazione, in questi versi, elenca non secondo un ordine ben preciso, figure soprannaturali legate a Venere in modo non sempre chiarissimo; non sospende, però la presenza della Giovinezza, considerata dal poeta come l’età ideale per l’amore, quindi anche per Venere.

ADELE AIMO

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