Dalla battaglia di Filippi alla battaglia di Azio

Ottaviano, nipote di Marco Azio Balbo e pronipote di Caio Giulio Cesare, venne nominato erede di gran parte del patrimonio. Fu cosi che dopo la morte dello zio (che nel frattempo lo aveva adottato), avvenuta nel 44 a.C. ad opera di Bruto e Cassio, il giovanotto, allora più che diciottenne, ebbe buon gioco a presentarsi come il più intransigente continuatore della politica dell’ex-dittatore. Venne ostacolato, però, da colui che tutti consideravano il legittimo successore al trono di Roma, il generale Marco Antonio, che tentava, nel frattempo, di guadagnarsi la fiducia del senato. Immediatamente dopo l’omicidio compiuto alle idi di marzo, Ottaviano non perse tempo e, a proprie spese, formò un esercito costituito dai veterani dell’esercito di Cesare, per trovare gli assassini, aiutati dalle truppe antonine, e vendicare così la morte del padre adottivo. Benché inesperto in materia militare, egli riportò una prima vittoria contro il suo rivale nel 43 a. C. e di conseguenza impose la propria elezione a console.

Dopo aver fatto ratificare una legge che lo dichiarava ufficialmente figlio adottivo di Cesare, Ottaviano annullò l’amnistia che era stata concessa ai cesaricidi e, inoltre, istituì un tribunale per giudicarli. Successivamente, però, venne anche ritirata la sentenza che dichiarava Antonio nemico di Roma: un gesto di distensione verso il generale e contemporaneamente una dichiarazione di guerra contro i senatori e quel Cicerone che lo aveva fino ad allora sostenuto. In seguito alla sua elezione a console, infatti, Ottaviano, all’improvviso, con cambiamento di strategia assai repentino, optò per formare un triumvirato con Antonio e Lepido, nell’idea che quest’accordo avrebbe ridotto notevolmente il potere del partito senatorio. Il patto venne firmato a Bologna e la lex Titia sancì la firma di un secondo triumvirato, il quale rispetto al primo voluto da Cesare e Pompeo, non era un patto tra gentiluomini, ma una legge dello stato. La prima mossa concretizzata dai tre triumviri fu la redazione delle liste di prescrizione le quali miravano ad eliminare tutti i nemici e gli oppositori, oltre che coloro che avevano appoggiato il complotto che aveva portato alla morte di Cesare; inoltre, tutti i loro beni vennero confiscati. Secondo alcuni storici, i patrimoni così ricavati sarebbero stati usati per finanziare l’esercito dei triumviri. Una delle vittime più celebri fu Cicerone, che si era scagliato contro Antonio nella terza e quarta Filippica, e la cui morte fu voluta proprio da Antonio. Ottaviano non si oppose alla richiesta dell’alleato, malgrado l’oratore di Arpino l’avesse precedentemente appoggiato.

Dopo aver risolto le questioni interne, i triumviri si dedicarono alla ricerca degli assassini di Cesare che erano riusciti a nascondersi in Oriente, dove, nel frattempo, si erano rafforzati militarmente. Nel 42 a.C. l’esercito di Antonio e Ottaviano si scontrarono con quello di Bruto e Cassio presso Filippi. Ci furono due battaglie; nella prima le forze di Antonio sconfissero quelle di Cassio che si suicidò; nella seconda, l’attacco di Ottaviano venne respinto da Bruto che però, qualche settimana dopo, venne definitivamente sconfitto. Anche lui avrebbe scelto di togliersi la vita, pur di non perdere la sua libertà. A proposito di quest’episodio, Svetonio, il famoso scrittore di biografie degli imperatori, scrisse in età adrianea così:

“(Ottaviano), stretta dunque un’alleanza con Antonio e Lepido, concluse in due battaglie anche la guerra di Filippi, benché debole e ammalato. Nel primo scontro il suo campo venne preso dal nemico e a fatica riuscì a scappare rifugiandosi verso il alto dell’esercito comandato da Antonio. Si guardò bene tuttavia dall’essere moderato nella vittoria, ma inviò a Roma la testa di Bruto perché fosse gettata ai piedi della statua di Cesare e si accanì contro tutti i prigionieri più nobili, ricoprendoli di insulti; così, ad uno che supplicava di poter essere sepolto, pare abbia risposto che ciò sarebbe stato affare degli uccelli” (Svetonio, Vita di Augusto 13).

Antonio, che fu considerato il vero vincitore delle guerra contro i traditori, ottenne più consensi e un maggior potere rispetto al suo rivale Ottaviano. Quest’ultimo, invece, dovette trovare i fondi per congedare i soldati che avevano combattuto a Filippi e occuparsi delle confische dei terreni le quali, a loro volta, gli fecero guadagnare ulteriori inimicizie. La sua immagine pubblica così compromessa venne sfruttata da Fulvia e da Lucio Antonio, rispettivamente moglie e fratello di Antonio. Lucio, in particolare, organizzò un esercito con il quale avrebbe occupato Roma e instaurato una repubblica. I suoi progetti vennero appoggiati dal senato che gli conferì l’imperium (cioè il comando militare) per attaccare le truppe di Ottaviano. L’offensiva venne, però, respinta e l’esercito di Lucio Antonio si ritrovò sotto assedio nella città di Perugia. La guerra che ne seguì, detta appunto di Perugia, fece vittime illustri e ebbe tra i suoi protagonisti volontari anche il poeta Properzio che, a proposito di ciò che accadde, disse qualche anno più tardi:

“Perugia, sepolcro della patria, funerale dell’Italia in duri tempi, quando la discordia romana agitò i cittadini (così a me specialmente, o terra etrusca, sei causa di dolore: tu permettesti che fossero abbandonate le membra di un mio parente, tu non copri le ossa dell’infelice nel tuo suolo” (Properzio, Elegie I 21).

Negli anni 40-41 a.C., abbandonato anche dal fratello, Lucio fu costretto ad arrendersi. Terminata la guerra di Perugia, Fulvia fu esiliata e morì in Grecia, mentre al fratello di Antonio venne assegnato il governatorato della Spagna.

Successivamente, Ottaviano occupò la Gallia, impossessandosi così di tutto l’occidente. I triumviri, ad un passo dalla collisione, riuscirono ad accordarsi e ripristinarono i vecchi rapporti di alleanza, fissando una nuova spartizione dei territori nei cosiddetti accordi di Brindisi. Secondo le clausole di questo patto, Ottaviano ottenne il riconoscimento del controllo della parte occidentale dello stato, Antonio di quella orientale e Lepido dell’ intera Africa. Inoltre, Antonio e Ottaviano rafforzarono la loro alleanza grazie al matrimonio tra Ottavia, sorella di Augusto, e Antonio stesso.

Rimaneva un unico nemico dei triumviri, il figlio di Pompeo Magno, Sesto Pompeo, che era fuggito in Spagna con il resto di coloro che avevano sostenuto il padre, durante la guerra civile contro Cesare. Sesto venne, però, perdonato dal senato che gli assegnò il comando di una flotta con la quale avrebbe dovuto combattere nella guerra di Modena. Egli, invece, utilizzò le navi inviategli per occupare la Sicilia e per radunare intorno a sé tutti i nemici dei triumviri. Infine, diede inizio ad un blocco navale contro Roma, cosicché Ottaviano fu costretto ad intervenire. Venne, tuttavia, sconfitto e subì numerose perdite sia di uomini che di imbarcazioni. Alla fine, dovette richiedere il supporto dell’esercito di Antonio e del suo legato Marco Vipsanio Agrippa, richiamato dalla Gallia. Antonio rispose alla richiesta d’aiuto dell’alleato inviando 120 navi, ma in cambio avrebbe ricevuto 20.000 uomini provenienti dalla penisola. Ristabilite le sue forze militari, Ottaviano attaccò Sesto e riuscì a infliggergli una dura sconfitta nella battaglia di Nauloco. Il figlio di Pompeo riuscì prima a fuggire e a rifugiarsi in Oriente, ma fu catturato e giustiziato da un ufficiale di Antonio.

Dopo la vittoria, il figlio adottivo di Cesare rifiutò le richieste di Lepido che voleva ottenere il controllo della Sicilia. Abbandonato dal suo esercito, Lepido fu costretto ritirarsi dal triumvirato e venne, quindi, privato di tutti i suoi poteri. L’unica carica che gli venne riconosciuta fu quella di pontifex maximus e, dopo essersi riconciliato con il senato, guidò alcune campagne militari nei Balcani.

Già dopo la battaglia di Filippi, Antonio aveva intanto rivolto i propri interessi verso l’Oriente: intraprese una guerra contro Parti, portando avanti l’ultimo progetto di Cesare. Nel frattempo, entrò in stretti rapporti con Cleopatra, la regina d’Egitto, con la quale ebbe una relazione amorosa. Sfruttando i conflitti dinastici nel regno dei Parti, Antonio sferrò un attacco, ma, malgrado le iniziali vittorie riportate dal suo esercito, fu presto costretto a rinunciare alla campagna militare. Da questo momento in avanti, l’ostilità tra Antonio e Ottaviano divenne più evidente: il primo ripudiò Ottavia, per poter continuare la sua relazione con Cleopatra. Poi, pubblicamente, proclamò il figlio che la regina aveva avuto da Cesare, Cesarione, “re dei re”, cioè come vero successore di Cesare. Tutto ciò scatenò l’indignazione di Roma e Ottaviano fu autorizzato a dichiarare guerra a Cleopatra, che nel frattempo si era spostata in Grecia. Contro Antonio, Roma non si espresse esplicitamente, ma venne considerato come un alleato della regina. Lo scontro finale avvenne il 2 settembre del 31a.C nella baia di Azio e finì con la sconfitta di Cleopatra e di Antonio che si ritirarono in Egitto, dove, il 30 a.C., Ottaviano riuscì a sconfiggerli definitivamente. Sia Antonio che Cleopatra si suicidarono, non appena l’una ricevette la notizia della morte dell’altro (probabilmente si trattò di una congiura architettata da Ottaviano). Divenuto l’indiscusso signore di Roma, Ottaviano si conferì il titolo di princeps e diede inizio all’epoca imperiale.

In quest’ottica, si comprende anche l’importanza della data del 31 a.C., come riconosceva già in antichità lo stesso Dione Cassio (Storia romana 51, 1):

“tale fu la battaglia navale (di Azio), nella quale si erano affrontati il secondo giorno di settembre. Menziono questa data non senza una particolare ragione, né sono infatti abituato a farlo; ma Cesare (Ottaviano) allora per la prima volta teneva tutto il potere da solo e conseguentemente gli anni del suo regno vanno contati correttamente a partire da quel giorno”.

Fu questo, come andrà ancora una volta sottolineato, l’inizio di una nuova epoca:

“The battle of Actium, so important in modern histories as a terminus or a beginning, both lauded and reviled as the birth of a new era, was actually something of a damp squib when it was fought. It was the preparation, long and thorough, focused and determined, which made it so decisive” (P. Southern, Augustus, London 1998).

LISA DECIA

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